Il concetto di medicina «personalizzata» viene esteso all’area dell'alimentazione.

Oltre 30.000 geni compongono il nostro DNA, una sorta di “istruzioni per l’uso” per il nostro organismo. Per ognuno di noi queste istruzioni sono uniche ed irripetibili essendo il profilo genetico esclusivo e caratteristico di ciascuno ( non esistono due profili DNA identici al mondo, tranne che per i gemelli monozigoti).

La NUTRIGENETICA, scienza di ultima generazione, concentra lo sguardo  proprio sul singolo individuo e sulle sue peculiari caratteristiche genetiche relazionandole alla sua alimentazione, al proprio metabolismo, alle predisposizioni individuali e all’ambiente in cui vive; nello specifico si occupa  di individuare quelle piccole variazioni genetiche caratteristiche di ognuno (SNPs) che possono tradursi in risposte “errate” dell’organismo in seguito all’introduzione di determinati alimenti o sostanze.   
Sebbene  l’assetto genetico individuale sia immodificabile, l’ambiente circostante, l’astensione o l’assunzione  di alcune sostanze (nutrienti, integratori  alimentari, farmaci ect.) introdotti quotidianamente con la dieta, possono, una volta decifrato il codice, influenzare l’espressione genica intervenendo sulla predisposizione a determinate patologie, prevenendone il manifestarsi, curando, o  semplicemente mantenendoci in buona salute.

Un esempio, può essere costituito da  una persona dalla pelle chiara (genetica) che  si scotterà al sole (ambiente) solo se si esporrà  senza la necessaria cautela. Lo stesso avviene per l’espressione di molti geni; l’aspetto dell’ambiente che ci influenza maggiormente e sul quale possiamo, per fortuna, esercitare il maggior controllo, è quello che introduciamo  nel nostro organismo con l’alimentazione. Conoscendo meglio l’ effetto che i nutrienti hanno sulla nostra particolare costituzione genetica, possiamo esercitare un controllo più effettivo sulla qualità e le nostre aspettative di vita.

Molta letteratura scientifica oggi è a supporto della validità di questa scienza, in particolare possiamo citare uno studio,al quale ne sono seguiti molti di conferma,  del prestigioso  Nutrition Journal (Arkadianos I et al. “Improved weight management using genetic information to personalize a calorie controlled diet” Nutrition Journal 2007, 6: 29):sono  stati studiati  93 pazienti di una clinica di Atene,persone  che avevano cercato ripetutamente di perdere peso senza riuscirci: 43 di essi furono seguiti per diversi mesi da nutrizionisti che prescrivevano diete con il metodo classico, mentre ai  rimanenti 50  furono prescritte indicazioni in base alle loro analisi genetiche . I geni presi in esame dal test in questione erano relativi ad enzimi del metabolismo per i quali erano note associazioni tra specifiche mutazioni geniche  e alcuni stili alimentari, e le informazioni ottenute dal test hanno permesso di elaborare diete personalizzate che diedero ottimi risultati.

Tra i tanti geni testati ve ne erano ad esempio alcuni associati al metabolismo dell’acido folico. Questa vitamina interviene in un processo fondamentale dell’organismo, cioè la conversione dell’amminoacido omocisteina in una molecola innocua: quando l’omocisteina non viene adeguatamente smaltita, infatti, essa può accumularsi in maniera eccessiva  nel sangue provocando serie patologie cardiovascolari. L’enzima codificato dal gene  MTHFR è deputato a svolgere questa conversione;chi possiede la variante meno efficiente del gene  necessita di una semplice integrazione di vitamine, in particolare di Acido Folico, per scongiurare l’accumulo di omocisteina nel sangue e probabili  conseguenti danni cardiovascolari.

Altre molecole utili invece a chi possedesse le varianti del gene GSTM1( gene che interviene nei processi di detossificazione dell’organismo ) in questo senso sono i glucosinolati, contenuti soprattutto nelle crucifere (cavolfiori, broccoli, cavoli). Gli stessi discorsi valgono per tutti gli altri geni che rientravano nel test.
Il gene SOD2 combatte i radicali liberi, ma in presenza di un polimorfismo particolare può diventare meno efficace nella sua attività anti-ossidante (per questa tipologia di pazienti servono dosi extra di antiossidanti e di vitamine). Gli Omega 3 contenuti nell’olio di pesce, invece, sono consigliati per chi ha una certa variante di geni coinvolti nei processi infiammatori, come il gene dell’interleuchina IL6.
 
Queste e altre informazioni derivanti dal test genetico vennero utilizzate per prescrivere diete ad hoc ai pazienti selezionati, che hanno potuto così alimentarsi nel modo più congeniale al proprio profilo genetico. Inizialmente questo non ha portato nessun apparente  vantaggio particolare, entrambi i gruppi oggetto dello studio infatti  dimagrivano più o meno alla stessa maniera, ma mentre dopo un anno di cura il 73% dei pazienti del gruppo nutrigenetico conservava la perdita di peso, la maggior parte di quelli che avevano seguito una dieta classica ingrassava nuovamente. La caratteristica più interessante però del test è che questo non  era stato sviluppato specificatamente per influire sul peso dei pazienti, ma semplicemente per offrire consigli personalizzati su come nutrirsi in modo più sano.

Tutto ciò a dimostrazione che  un fisico sano è anche più armonioso esteticamente e mai in sovrappeso.

Questo lavoro ha comprovato che l’utilizzo delle informazioni genetiche può aiutare chi è sovrappeso a raggiungere e a mantenere più a lungo  il proprio peso forma. Permette inoltre di conseguire uno stato di benessere maggiore, in quanto una dieta personalizzata in base alla propria costituzione genetica  interviene direttamente anche sulla prevenzione di diverse malattie. Sempre in questo stesso studio infatti , è stato osservato che oltre a conservare più a lungo un peso ottimale, i pazienti del gruppo nutri genetica a rischio diabete avevano drasticamente diminuito il livello di glucosio nel sangue.

L’obiettivo finale della nutrigenetica quindi è creare un intervento dietetico mirato per ogni singolo individuo che possa ripristinare la salute o prevenire l’insorgenza di patologie partendo dal genotipo individuale.

I concetti di base di questa nuova branca di ricerca genetica possono essere riassunti nei seguenti 5 canoni di Nutrigenetica :

1) In alcune circostanze e per alcuni individui, la dieta può essere un serio fattore di rischio per uno svariato numero di patologie
2) Generalmente  i composti chimici della dieta posso influenzare, direttamente o indirettamente l'espressione o la struttura dei geni
3) Il grado con il quale la dieta influenza l’equilibrio tra salute e malattie può dipendere dal proprio assetto genetico
4) Alcuni geni (e le loro relative mutazioni)  implicati nei processi metabolici e relativi alla nutrizione giocano un ruolo nell'insorgenza, l’incidenza, l’evoluzione e, o la severità delle patologie croniche 
5) L’intervento dietetico basato sulle conoscenze delle richieste nutrizionali, sullo stato nutrizionale e sul proprio genotipo (nutrizione personalizzata) può essere usata per prevenire, mitigare o curare le patologie croniche.